SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE…

 

 

“Ovvero: andarsene in giro a ficcare il naso, vivere esperienze, visitare luoghi, conoscere persone e poi raccontare agli altri che non possono, non vogliono, non sanno. Essere giornalista è questo e molto di più. Un mestiere mitizzato da molti, odiato da parecchi, che suscita polemiche, amori, odi, che comporta rischi grandi e piccoli. Un mestiere che si impara facendolo ma che richiede, di base, due grandi qualità: la curiosità e la scrittura. Se non si è curiosi, non si potrà guardare il mondo con occhi diversi e ciò che si vedrà non andrà mai sotto la superficie. Ma se non si è in grado di tradurre l’esperienza in parola, tutto ciò che abbiamo scoperto resterà lettera morta. E poi ci vuole fortuna. Io ho frequentato un corso di giornalismo perché avevo perso il precedente, anonimo lavoro a causa di un problema di salute piuttosto delicato. Ho cominciato a scrivere per i settimanali perché un collega del TG5, Paolo Di Mizio, segnalò il mio nome ad una delle più rinomate agenzie fotogiornalistiche d’Italia, l’Italfoto. Sono stata chiamata a lavorare in Rai, presso La Vita in Diretta perché il capostruttura Daniel Toaff si era appassionato agli articoli che scrivevo. Fortuna, tanta e della quale non cesserò mai di dire grazie alla mia buonissima stella.” Quello che segue è un piccolo riassunto di dieci anni di lavoro per la carta stampata.

 

CARTA STAMPATA

 

 

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